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sabato 27 febbraio 2010

Viaggio a Isla Negra



“El mar me pareció mas limpio que la tierra, por eso me vine a vivir en la costa de mi patria entre las grandes espumas de Isla Negra”.
Pablo Neruda

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Qualche asse di legno dipinta di azzurro, un paio di grandi vetrate ed è tutto quì. Ho viaggiato per quasi 10.000 km per capire che è la semplicità che mi sconvolge la vita. Dovrebbero scriverlo, a volte, sul biglietto dell'aereo: "non serve fare tanta strada per trovare quello che cerchi". Dodici lunghe ore d'aereo per rompere con un passato invadente e angusto, poi un paio d'ore di autobus, da Santiago fino a Quisco, nel cuore del Cile pensante. Non sono riuscito a coinvolgere nessun amico in questo viaggio. un pò per i soldi, un pò perchè tutti sembrano catturati dalle loro vite, e nessuno ha più la voglia o il coraggio di far respirare il cuore. La risposta più gettonata è stata "io non sono un tipo romantico come te", ma forse dicono così perchè non hanno più il coraggio di emozionarsi. Non ci riescono e non lo ammettono. Non ci voglio pensare. Ora, a dirla tutta, siamo soltanto io, la mia moleskin, e l'odore dell'Oceano che s'infrange sulla spiaggia. Io e la mia moleskin, e poi, non molto lontana da quì, la Patagonia. Sembra un immenso deja-vu: mi basterebbe solo incontrare un paio di tizi e scoprire che assomigliano a Chatwin e Sepùlveda, perchè questo pomeriggio non dev'essere molto diverso da quello in cui quei due si incontrarono in un caffè di Barcellona. Questo posto si chiama Isla Negra, e l'unica spiegazione che riesco a darmi è la seguente: visti tutti i colori che ci sono quì, bisognava dar risalto al nome giocando sul contrasto, e il colore negro andava benissimo. Negro como la noche, o come le facce dei campesinos che ogni tanto passano da quì.

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Già, ho fatto bene a nominarli. Vorrei che tutti gli amici a cui ho chiesto di seguirmi fossero stati con me sull'autobus dal quale sono sceso dieci minuti fa. L'aria era pesante, ma non per il caldo. Non c'è acqua quì per chi non ha soldi, e negli ambienti angusti si sente l'odore della sua mancanza. Il Cile è ancora il Paese dei rifugiati politici, delle caste e della povertà estrema, e anche se è raro vedere dei contadini, specialmente tra le villette turistiche che ornano questa costa, si sente ancora il pesante alitare del gigante dormiente, le Ande, dietro di noi, col suo bel carico di freddo, nefandezze e storie di povertà. E quando qualcuna di queste storie scende dalle montagne e te la ritrovi seduta accanto a te sull'autobus, come fai a ignorarla? Ho detto a me stesso che ho pagato il biglietto della vita, e voglio vedere tutto, senza ignorare niente. Questo agli amici non l'ho detto. Loro credono che sia partito per un viaggio di piacere, culturale o gastronomico, o per qualsiasi altro motivo strampalato che sono riusciti ad accoppiare al mio nome. La verità gliela dirà questa moleskin...

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Dedicherò al Cile di Pinochet altre pagine, ben più amare di questa. Ora sono fermo quì, in una strada che si chiama Poeta Neruda, in località Isla Negra, 100 km ad ovest di Santiago. Lo leggo da un cartello di legno dipinto di nero, con le lettere in bianco, e mi chiedo come resista alla salsedine. Cinquecento metri più in giù, ma non più di questo, c'è l'altro grande gigante dormiente di questo angolo del sud del mondo, l'Oceano. A dirla tutta, non penso che sia per niente Pacifico. E' incazzato. Forse avverte la presenza dello straniero ficcanaso, che imbratta le sue pagine e poi svela i segreti del posto...

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Sento rumori. Le assi di legno sembrano parlare. Eppure quì non c'è nessuno, solo io ed il vento. Mi chiedo a quanta gente passata da quì sarà sembrato di ascoltare la storia di questa casa, che sembra una barca di legno. Si dice che, al suo interno, ogni stanza sia arredata in modo diverso, con delle collezioni di navi dentro bottiglie di vetro, mappe e quant'altro possa ricordare il mare. Questa è la casa di Pablo Neruda, ma potevano anche metterci un cartello con su scritto "siamo stati noi l'ispirazione per Capitan Findus". Ci avrei riso su. E invece son quì che mi devasto, nel tentativo di capire come si sentirebbe una donna quì, come ci stava la moglie di Pablo, Matilde, e come si sentirebbe un'altra che non si chiama Matilde e che non ha un compagno che si chiama Pablo. Forse dovrei portarcela e basta. Senza pensare. Sperando che anche lei rimanga inebriata dall'odore del mare che sale sulla collinetta e che, sfiorando il tuo naso, ti fa capire che non bastano cento vite per scoprire quanto sia bella una...

martedì 26 febbraio 2008

Appunti di viaggio

Il viaggio:

Domenica 27 Aprile 2008
Lamezia Terme > Koln/Bonn (AIRBERLIN)

Lunedì 5 Maggio 2008
Koln/Bonn > Catania (TUIfly)


Obiettivi:

Germania e Paesi Bassi.



Le 3 cose da non perdere:


1. Stazione di pompaggio di Wouda, Paesi Bassi



La più grande stazione di pompaggio con motori a vapore del mondo. Il 7 ottobre 1920 la regina Guglielmina inaugurò la stazione che aveva il compito di pompare all'esterno l'acqua in esubero presente nella Frisia. Nel 1967, dopo aver funzionato a carbone per 47 anni, le cisterne vennero modificate per poter utilizzare il petrolio. Dal 1998 l'ir. D.F. Woudagemaal fa parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Questo monumento dell'idraulica si trova a Lemmer, nella parte sud-ovest della Frisia.


















2. Duomo di Koln (Colonia)




Il nome ufficiale è chiesa dei Santi Pietro e Maria (in tedesco Hohe Domkirche St. Peter und Maria), con i suoi 157 metri di altezza è la seconda chiesa più alta della Germania (dopo il Duomo di Ulma, completato nel 1890) e la terza più alta al mondo. Dal 1880 al 1888 questa cattedrale è stata l'edificio più alto del mondo. È inoltre la maggiore attrattiva turistica della Germania: nel 2004 è stata visitata da circa 6 milioni di persone.










3. Koninginnedag 2008 (Festa della Regina 2008)





E' la festa del compleanno della Regina Beatrice (30 Aprile), ma è nota nel mondo ancora di più per il vrijmarkt e per l' oranjegekte. Il primo è un mercato speciale (vrijmarkt = mercato libero) messo in atto dagli stessi cittadini olandesi, che per quel giorno particolare non pagano tasse per ciò che vendono: vestiti autoconfezionati, disegni, biciclette, dolci, cappelli e una marea di altre cose sono esposte lungo le strade e su miriadi di tavolini, e c'è da dire che sulla loro vendita il governo non intasca, appunto, nemmeno 1 singolo euro. L'oranjegekte è il colpo d'occhio offerto dai festosi cittadini: ovunque si vedono tizi vestiti di arancione (ve lo siete mai chiesti il perchè di questo colore ? E' dovuto al fatto che la famiglia reale olandese è nota anche come Casa di Orange), donne e uomini che coi loro vestiti allegorizzano sulla regina, donne vestite normalmente e anche donne poco vestite, se il tempo è buono (stiamo parlando di un Paese talmente liberale da oltrepassare, certe volte, alcune regole non scritte in vigore da noi, che di liberale abbiamo ben poco)... E volete sapere un'altra cosa ? Per questo singolo giorno di festa nazionale, il governo concede 2 settimane di libertà ai propri dipendenti...







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Il mio quartier generale sarà la cittadina di Vaals, nel Limburgo




Auguratemi buon viaggio !!

lunedì 4 febbraio 2008

Questa pazza, pazza America !!







SuperBowl XLII.





Hi everybody !!





Voglio raccontarvi perchè l'America diventa un manicomio ogni anno, a cavallo tra Gennaio e Febbraio. La colpa è tutta di questo strano mostro chiamato SuperBowl. In linguaggio potabile significa SuperPallaOvale (Bowl = Palla Ovale), ed è la finale del campionato di football americano (NFL). Non vi preoccupate se non ne conoscete le regole (http://it.wikipedia.org/wiki/Football_americano), perchè mezzo mondo fa fatica a capirle, ma nonostante questo, invece di lasciar perdere, si collega veemente ogni anno. Ieri sera, infatti, c'erano collegati oltre 40 Paesi, per oltre un miliardo (potenziale) di spettatori. Dico potenziale perchè, a parte gli USA, per noi malcapitati di oltre oceano (e per molti altri) la partita andava in onda ad orari improponibili, e quindi molta gente ha gettato la spugna nel corso della gara, tornandosene a letto. Non il quì presente pazzo schizofrenico, il quale è rimasto, con gli occhi sbarrati a forza di tazzine di caffè, davanti alla TV da mezzanotte alle quattro del mattino !! E sappiate che sono pure sotto esami !!








Cosa c'era da vedere ?







Preparatevi perchè potrà sembrarvi triste. Ad una povera malcapitata, tale Jordin Sparks, vincitrice di un concorso o non so che, è toccato cantare - anzi, straziare - l'inno prima della partita... E già quì il critico rompiballe che sono io si ribella. Ma come cazzo si fa ? Avete mandato a cantare Mariah Carey, e il pubblico si è sganasciato perchè l'ha vista cadere mentre saliva sul palco. Avete mandato Janet Jackson (a lato, con Justin Timberlake, in quello che in America hanno chiamato boob job), e quando le si è scoperta una tetta in mondovisione, gli spettatori ultra ottantenni si sono ringalluzziti al punto da far perdere quote di mercato all'azienda che produce il Viagra. Ieri sera, invece, con la scusa che la ragazza è figlia di un ex-campione di football, avete spedito una poverina a fare una così magra figura da provocare un picco di suicidi persino tra gli stambecchi delle foreste del Cile...


E che dire di Gisele Bundchen ? Ieri sera c'era anche lei al University of Phoenix Stadium (che vedete quì sopra nella foto) di Glendale, Arizona, per la partita. Ora che si è fidanzata col giocatore più trendy del momento, tale Tom Brady (che ieri sera, tra l'altro, se n'è tornato a casa con un leggero occhio pesto e con le pive nel sacco - scusa, Tom, ma quando si perde può succedere...), si perde il Carnevale di Rio per andarsi a vedere dei tori che si prendono a cornate davanti a migliaia di cotolette di pollo e boccali di birra ? Ma dove siamo, in America ? Appunto, dicevo...






Il fatto tecnico...




In tutto questo can-can, avrete capito che della partita, in effetti, fregava quasi niente a nessuno. Tranne che a me, che è un annetto che mi danno per cercare di capire le regole di questo maledetto sport ! In due parole, ecco quel che ho capito finora (e sappiate che l'esperienza di ieri sera non fa affatto testo...:) ): ci sono due squadre da circa 65 giocatori ciascuna (!), alcuni dei quali ingurgitano qualcosa come 10.000 calorie al giorno (!!) solo perchè il loro ruolo è buttare giù quelli che vogliono buttare giù quello che non si deve buttare giù, cioè il regista della squadra, che si chiama quarterback. In campo si va 11 contro 11: 22 tori scatenati che non fanno altro che darsele di santa ragione per 4 periodi di 15 minuti l'uno. Ci sono 9 arbitri, uno staff di 17 allenatori per squadra (!!!) e 30 palloni ovali a disposizione di ogni squadra per ogni partita (certo, lo fanno perchè se qualcuno di quei bestioni c'ha fame... si mangia un pallone !!). Non oso pensare a come organizzino le trasferte: tra giocatori, staff e dirigenza, ogni volta si muovono circa 100 persone, con annessi i 30 palloni presentati prima, 600 kg di attrezzatura sportiva e 1500 polli per sfamare le belve inferocite. Ma perchè la Marina non gli affitta una portaerei ?






Ed è finita che...




...per 17-14 hanno vinto quelli scalcagnati, sui quali, vi giuro, certe agenzie di scommesse ad un certo punto rifiutavano persino di piazzare delle giocate !! Gli scalcagnati all'anagrafe sono i New York Giants, che non vincevano dal 1990. Di fronte non avevano solo la più forte squadra di sempre del football americano (anche se io non ci credo...), ma pure il commento di Antonio Albanese: "Ntu culu ai Giants !"... Scherzi a parte, i cazzutissimi imbattibili avversari, i New England Patriots, avevano vinto, fino a ieri sera, solo e soltanto tutte e 18 le partite giocate in questa stagione !! Roba da antologia, roba che neanche Luciano Moggi sarebbe riuscito ad organizzare coi suoi intrallazzi... Questi Patriots, però, che cavolo fanno ? A un passo dalla storia, l'unica partita che mi vanno a perdere è quella più importante, mettendolo in quel posto a tutti quelli che credevano che "Boston quest'anno si mangia il mondo !!". Non capite ? E dai che vi spiego !! 1) I Patriots sono di Boston, anche se il nomignolo è New England; 2) Boston ha 4 squadre professionistiche, una per ogni lega professionistica degli sport USA; 3) Nel baseball i campioni sono i Boston Red Sox, nell'hockey i Boston Bruins sono seri candidati al titolo, mentre nel basket i Boston Celtics si stanno mangiando tutto e tutti... 4) Capito l'inculata ? Se va a finire come tutti pensano, quest'anno a Boston arrivano 3 titoli su 4. Ed a quel punto la colpa di chi è ? Ma dei Patriots, che, come dei veri polli, ieri sera hanno steccato proprio la partita tra i cactus del deserto...



La promessa/invito

Visto che avete capito che il SuperBowl è più che altro (splendido e coloratissimo) corollario, verreste con me l'anno prossimo al sole di Tampa, Florida ? Vi prometto sole, caldo e... il solito gran casino !!









A presto,

Tonnellotto





PS::: per saperne di più >> http://www.playitusa.com/articolo.php?id=7232

martedì 1 gennaio 2008

Quali sono i 5 "nani" più famosi della storia ?

1. Angus Young
Anno di nascita: 1955
Professione: chitarrista del gruppo Ac/Dc
Altezza: 154 cm

Lascia la scuola a 15 anni per lavorare in una rivista porno, impara a suonare la chitarra da solo e fonda il famoso gruppo degli Ac/Dc. Dopo oltre 30 anni di carriera, e milioni di dollari guadagnati, dice sempre: "Mi fanno star male quelle persone che dicono che abbiamo inciso 12 album che suonano tutti allo stesso modo. Non è affatto vero. Ne abbiamo incisi 13 !". Nessuno ha notizia del tredicesimo album !


2. Spud Webb
Anno di nascita: 1963
Professione: ex-giocatore di basket
Altezza: 169 cm



Nel 1986 vince la gara delle schiacciate con un'acrobazia impossibile da ripetere: dopo essere saltato, si passa la palla sotto le gambe e la lancia nel canestro come se fosse un colpo di cannone ! Il suo allenatore del liceo lo teneva sempre in panchina, ma lui è arrivato al basket professionistico passando per molte strade impervie. Quella schiacciata l'ha reso immortale: il più basso giocatore di basket che riesce a volare fino al canestro !


3. Napoleone Bonaparte
Anno di nascita: 1769
Professione: stratega militare
Altezza: 160 cm


A distanza di 180 anni dalla sua morte, è ancora chiacchieratissimo. Tutti parlano della sua malattia, delle sue amanti, ed è persino riuscito a scomodare Monica Bellucci per raccontare a tutti com'è stata la sua vita. Com'è stata ve lo dico io: si è autoproclamato imperatore, ha invaso tutte le terre a suo tempo invadibili ed ha vissuto in modo talmente incredibile da dare il nome addirittura ad un complesso psicologico !

4. Yuri Gagarin
Anno di nascita: 1934
Professione: autronauta
Altezza: 154 cm


Essere il primo uomo a viaggiare nello spazio gli dà il diritto di essere ricordato per sempre. Con la notorietà in arrivo commette l'errore che non si dovrebbe mai commettere: si monta la testa, si dà all'alcohol e viene allontanato dal programma spaziale russo Vostok, che ha contribuito a sviluppare. La morte arriva nel 1961, in un incidente aereo pieno di sospetti, e che suscita in continuazione strane voci...



5. Martin Scorsese
Anno di nascita: 1942
Professione: regista
Altezza: 160 cm


Prima di mettersi a comandare una troupe di attori, pensa seriamente a diventare un prete. Da un giorno all'altro cambia idea e punta dritto verso una vita intensa e ricca di soddisfazioni, che gli sta regalando, tra l'altro, il quinto matrimonio. Da ragazzo spende molto tempo davanti alla TV a guardare i telefilm e le soap opera.

venerdì 30 novembre 2007

Treat me the way I am !!



Ve lo traduco giusto per non farvi impazzire: treat me the way I am è un modo di dire dello slang americano, e significa "trattatemi per ciò che sono".

Più o meno adesso significa questo: 30 domande per qualcosa di me che non sapete !!

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1. Vi siete mai chiesti se ho più di un nome ?

E perchè mai avreste dovuto farlo ? Avrete pure i vostri casini, no ?

2. Dove ci siamo conosciuti ?

Non importa, tanto la magagna è fatta. Sappiate, però, che la rivista americana Forbes vi ha messo in cima alla lista degli sfigati per aver fatto la mia conoscenza.

3. Quando sono nato ?

Era lunedì, era Gennaio e fuori faceva un freddo cane. Erano le 22:30, e credo che mia madre avrebbe potuto dormire invece di partorirmi...

4. Fumo ?

Quando si tratterà di preparare il prossimo (e penultimo !!) esame, lo farà il mio cervello.

5. Se credo in Dio ?

Ci ho provato, ma quando mi hanno detto che neanche lui lo fa...

6. Quando è il mio compleanno ?

E che ne so ? Tanto, nessuno se lo ricorda !

7. Fratelli o sorelle ?

Una sorella, ma inutile dire che sono meglio io !!!

8. Quante cotte ho avuto ?

Qualcuna. Un paio, però, sono state delle vere ustioni !

9. La mia cosa preferita ?

Il mio inglese. Sissignore ! Yes !

10. Musica preferita ?

Tanta e varia. Dal vecchio metal Anni '80 all' Hip Hop.

Ma niente Gigi D'Alessio, please !!

11. Qual è la mia migliore qualità ?

Cercare stimoli per essere una persona migliore. Scherzo. Anzi, no.

12. Peggior difetto:

Vedi sopra. Sono tanti casini in più rispetto al normale. Esempio ? Non riuscire ad accontentarsi di quel che si è.

13. Come finirebbe la partita Timido-Estroverso ?

Sarebbe 0-2 dopo il primo tempo. Nel secondo, quando le cose si fanno serie, ci sarebbe una spettacolare rimonta. Finale: 3-2.

14. Quale tipo di follia potrei fare in un momento di insanità mentale ?

Questa: sputtanarmi su un blog.

15. Perfetto: che ne dici di fermarci quì ?

Ok. Chissenefrega delle altre 15 ??

giovedì 1 novembre 2007

domenica 23 settembre 2007

What's cute with Route 66 ?

Groom Leaning Water Tower - Groom, TX, USA

Questo serbatoio pensile è situato lungo la storica Route 66, ed è stato appositamente costruito con una certa pendenza, per fare in modo che la gente si fermi e ne chieda il motivo...

This leaning water tower was porposefully made this way. It is to lure people to stop and ask...



sabato 15 settembre 2007

Tropea Blues Festival

Invece di stare a guardare Thomas Doll mentre ci prova con l’arbitro tedesco Bibiana Steinhaus dandole ripetute pacche in diretta tv, credo che sia meglio spendere un paio di parole a favore del Tropea Blues Festival.
Premesso che il pubblico è formato per lo più da turisti stranieri e che l’aliquota di locali è fortemente a digiuno di questo tipo di musica (e quindi mi pare spontaneo chiedersi perché proprio Tropea, invece che un posto dove il pubblico sia più numeroso e soprattutto in grado di apprezzare gli artisti che si esibiscono), non posso affatto rinnegare la qualità dei concerti di quella che è la terza edizione.
Da quando me ne interesso, ho capito che il blues riesce a manifestarsi in diverse forme: si incontra il gruppo che punta molto sul chitarrista, quello che si fa dirigere dal batterista, quello che arricchisce il proprio sound con l’armonica a bocca e quello che invece punta molto sulla vocalità.
Tra i vari gruppi presenti dal 12 al 15 settembre, ne voglio segnalare alcuni che mi hanno colpito molto.
Vincent Vallicelli Blues Band. Sanguigna e simpatica band che non riesce a fare a meno del proprio batterista, il geniale forlivese Enzo Vallicelli. A loro è affidato il concerto di Giovedì 13 in Piazza Ercole, al cospetto di una folla variegata (ovviamente a maggioranza mitteleuropea) che ci impiega davvero poco a capire che ha di fronte gente che suona per passione. Una vecchia Hammond, un cantante che sembra provenire da qualche paludosa località giù in Florida, cucchiai per eseguire le ritmiche (usando la struttura del palco) e brani in dialetto forlivese fanno di questo concerto il più divertente della programmazione, con buona pace di chi pensa che il blues, beh, in fondo sia solo roba per gli americani…
Cherry Lee Mewis and John Verity & Max Milligan. Se qualcuno riesce a farti sentire in un altro posto, non puoi che apprezzarlo: tutto questo ha fatto un ben assortito talentuosissimo trio inglese, composto da una voce e due chitarre acustiche. L’impressione che se ne trae non solo porta a credere di trovarsi in un altro posto, ma anche ad avvertirne l’atmosfera ed a sentirsi bene come non mai. Cherry Lee Mewis cerca di intrattenere il pubblico con charme ed energia, ed ogni tanto, tra un coro improvvisato ed un altro lanciato con la sua voce roca d’altri tempi (incredibile performance sulle linee vocali della creatura “Piece of my heart” di Janis Joplin), porta le mani al seno per sistemare un sensuale vestito bianco che minaccia di scendere giù. L’immagine di lei che penetra il pubblico è arricchita da gambe molto sensuali e da capelli rossi, una specie di Jessica Rabbit del North Wales che ti fa credere di essere ad un concerto del tardo pomeriggio, in una di quelle polverose feste di paese che si tengono nell’Oklahoma o nell’Iowa. Accanto a lei, citato il taciturno Max Milligan, un grande personaggio del blues inglese: John Verity. Se fosse un pivello, si parlerebbe di lui come di un talentuoso chitarrista dello Yorkshire, ma vista la sua esperienza (collaborazioni con band quali Saxon e Motörhead) e soprattutto la sua voce, non si è potuto non gridare al miracolo quando si sono visti i suoi lunghi capelli rossi a Tropea.
Aida Cooper & Nite Life. Cosa dire, in poche parole, al riguardo di Aida Cooper ? Prima di tutto, questo: se avesse avuto vent’anni in meno, probabilmente la danza dai forti contenuti erotici che ha inscenato di fronte al cameraman le sarebbe valsa ben più dei numerosi gridolini di un pubblico divertito (magari un invito a cena da parte del cameraman, se non sapessi che è fidanzato, oppure chissà…). Poi, quest’altro: visto che questi vent’anni sono in più e non in meno, forse bisognerebbe puntare l’attenzione sulla sua incredibile voce alla Aretha Franklin, aggressiva, profonda e rauca, piuttosto che sulle sue curve. Oltre che ad un pezzo di Bruce Willis (sapevate che scrive brani blues ?), durante il concerto di miss Cooper la mia attenzione si è rivolta verso i componenti di altri gruppi, ad esempio Enzo Vallicelli, Cherry Lee Mewis, Max Milligan e John Verity, che si sono mescolati tra il pubblico per seguire gli altri concerti… Quando essere grandi significa essere umili…


Should I really say “Welcome to Tropea, downsouth Texas” ?
Ladies and gentlemen, that’s what I firstly thought about when I went to Tropea Blues Festival. Squares and concerts weren’t really very crowded, but music was loud and a bit divine. At times I thought that audience wasn’t that good, because people attending concerts seemed to be quite indifferent, but maybe they only have to get use of it. I don’t know, maybe some band felt a bit embarrassed realising that audience quite didn’t share any feeling, but I’m sure it’s got to grow.
It takes just two minutes, and then you’ve got the key: blues has got several shapes, and it’s up to you to recognize the one you meet.
At times it is the “guitar hero-band”, the “god-plays-drums-band” or the “just-voice-band”; the old shape
“bass-guitar-best-guitar” has been renamed: it actually sounds like “no-gigs-band”. What about Tropea Blues Festival ? Sit down and listen to me !
Vincent Vallicelli Blues Band. A sample of “god-plays-drums-band”, and if you don’t know them, you can’t even ignore them. The band’s leader, a drums-genius man in his 50s from Forlì (Italy), has really got what it takes to play: experience (he’s been playing along with Shirley King, B.B. King’s daughter, Sugar Blue and Carey Bell, Muddy Waters’ harmonica player), atmosphere (travelling to Austin, TX and New Orleans, LA) and good skills. Playing Forlì dialect blues songs was really unique! And what about playing mojo ? For me, the funniest band.
Cherry Lee Mewis, John Verity & Max Milligan. They know what “just-voice-band” means, even if they also played acoustic guitars. I was a bit late, but as soon as I got my eyes on Cherry (pictured on the left), it was time to think about other places. Her white dress, her white and (I suppose) smooth legs, her red hair. While somebody said she looked a lot like Jessica Rabbit (and, you know, all of a sudden they were sure they all have dreamt of having sex with her), I found myself settled at an American country festival, somewhere in Oklahoma or in Iowa. Cherry’s voice was at times aggressive, at times so sensual, but always, undoubtedly, powerful. Close to her, guitarists Max Milligan and John Verity. Ever heard about the last one ? If you’ve been playing along with Saxon or Motörhead, the answer is “yes”. If you listened to a gentle acoustic guitar, played by a clean and overmastering voice, maybe at Colne Blues Festival or yesterday evening, the answer is “I did”. If you think you just don’t give a damn about it, you should give up with bullshit and visit johnverity.com.
Aida Cooper & Nite Life. Honestly, this one goes to Cherry Lee Mewis: a few words to say that a female singer, if cute and stylish, can be so for a lifetime, just like Aida Cooper does.
Finally, it was great for me to see players belonging to other bands attending Aida Cooper & Nite Life concert: if you’re really great, it’s because you’re humble…